venerdì 27 gennaio 2012

PDL, UN PARTITO ALLA DERIVA

Giacomo Salerno
ROMA — Il duro scontro in Aula (che i protagonisti definiscono «un battibecco») tra Fabrizio Cicchitto e Ignazio La Russa — centravanti l'uno della squadra delle colombe, l'altro di quella dei falchi —, è solo la punta dell'iceberg.

I due ieri mattina, davanti ai colleghi imbarazzati, hanno litigato fino agli insulti per una questione minore come la sanatoria sui manifesti abusivi dei partiti, che è stata avversata da Monti tanto da far desistere anche il Pdl dal sostenerla: «Tu sei succube di questi del governo, ti fai passare le cose sotto il naso!», l'accusa di La Russa, subito rintuzzata da Cicchitto, secondo il quale se non si fosse agito così sarebbe stato impossibile eliminare l'aggravio di contributi già previsti per i lavoratori autonomi.

Ma al di là del merito della questione (a La Russa non è piaciuto nemmeno come è stato gestito il voto sulle mozioni Ue), la lite pubblica la dice lunga sul clima nel Pdl.

Un partito terrorizzato, spaccato tra chi vorrebbe andare al voto subito, chi trova la mossa irresponsabile, tra chi punta ancora sull'alleanza con la Lega e chi già guarda a un Ppe italiano con il Pdl nucleo centrale, alleato all'Udc e allargato a esponenti del governo come Passera, chi infine — se ne è parlato ieri notte al vertice — non esclude nemmeno un patto con il Pd anche alle amministrative.

A unire il partito oggi c'è solo il panico proprio per le prossime amministrative, che rischiano di diventare «la nostra Caporetto» come dice un ex an spiegando che «dai nostri sondaggi, su 28 capoluoghi di Provincia oggi ne perderemmo 23».

E in questo clima prendono corpo anche i peggiori fantasmi. Il più pericoloso è quello di una scissione tra la componente de-gli ex an (a parte Gasparri, i più duri nei confronti del governo) e il resto del partito, e ieri a confermare l'agitazione sono girati sondaggi commissionati «dai vertici del Pdl» in cui, testati come due partiti separati, l'ex An otterrebbe il 6% e l'ex Fi il 25%.

«Non siamo pazzi, nessuno di noi ci pensa!», smentisce Altero Matteoli, mentre La Russa giura che «non sono io il più arrabbiato, in tanti pensiamo che o il governo si decide a trattarci come si deve, e la smette di martellare per decreto avvocati e tassisti e agire solo con disegni di legge sul mercato del lavoro, oppure ognun per sé...».
La tentazione di staccare la spina a un governo che viene percepito come lontano, disinteressato se non ostile è insomma sempre più forte, «e se perdiamo amen, faremo opposizione e fra tre anni torneremmo noi al governo» dicono i più agguerriti, non ultimi big come Verdini, Brunetta, Romani.
Sapendo però che sarà «difficilissimo» ottenere le elezioni.

Per spegnere le micce sotto Palazzo Chigi — che stanno mettendo in grande difficoltà Angelino Alfano — è dovuto intervenire ieri Berlusconi: prima in pubblico e poi a cena con i vertici del partito in subbuglio il Cavaliere ha ribadito che una crisi oggi sarebbe «da irresponsabili» e, assicura Paolo Bonaiuti, «è questa la nostra linea».

In verità, chi parla quotidianamente con l'ex premier non ci giura.
Per ora le telefonate da Berlino di Alfano e Frattini che gli assicuravano che «la Merkel ci ha detto che tu presidente passerai alla storia come il politico che ha permesso la democrazia dell'alternanza in Italia», nonché i consigli dei moderati come Fitto, Cicchitto, Quagliariello, Gelmini e naturalmente Letta, secondo i quali «non possiamo obbedire agli ordini di Bossi, saremmo finiti», hanno funzionato: Berlusconi ieri è apparso convinto che per ora si debba mantenere l'appoggio a Monti, anche perché un accentuarsi della crisi con il voto anticipato non solo «sarebbe data in carico a noi», ma travolgerebbe anche le aziende di famiglia. Ma nulla è scontato:
la possibile condanna al processo Mills, lo scontro tra le anime del partito (in agitazione anche per i congressi locali), potrebbero aprire altri scenari.

Per questo «adesso dobbiamo temporeggiare — dice una convinta "colomba" —. Se riusciamo ad arrivare a marzo, quando si chiuderà la finestra per il voto anticipato, per il Pdl inizia una storia tutta nuova».

Paola Di Caro, Il Corriere della Sera

lunedì 26 dicembre 2011

BUONI PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO


VORREI PARLARVI DI BUONI PROPOSITI : PER IL MOMENTO SI TRATTA NON ALTRO CHE DI SCRIVERE QUALCHE COSA CHE VORREI FOSSE RACCOLTO DA CHI DI DOVERE....
I MIEI BUONI PROPOSITI SI LIMITANO A PROMETTERE DI CLICCARE TUTTO CIO' CHE , SECONDO ME, VA NELLA DIREZIONE GIUSTA ... PER SPINGERE UN TANTINO LA COLLETIVITA' CATTOLICA E NON ... VERSO UN RINNOVAMENTO E UN RIADATTAMENTO DI COSTUMI ORMAI SUPERATI DAI TEMPI E DECISAMENTE CONTROPRODUCENTI...
NON SO SE QUALCUNO LO TROVERA' CONDIVISIBILE E PER TANTO VI INVITO SIN D'ORA A FARMELO SAPERE.
Ho trovato questo manifesto su facebook e mi ha dato lo spunto per riprendere il discorso che avevo trattato ieri in una nota dal titolo"... Non sara' facile ......".
Lo spettatore italiano che non sia accecato dal senso di riverenza preconcetto .....non e' poi cosi stupido ....e non ci mette molto a fare " due piu' due " quando vede immagini di morte e distruzione di fame e malattie sullo schermo.. e poi immediatamente dopo , si trova di fronte a spettacoloni in san pietro ...o anche in capitali estere .. e si fa subito due conti.. sul prezzo speso dalla curia romana per organizzarli e e metterli in piedi.
IO POTREI, VOLENDO, DESCRIVERVI TUTTO CIO' CHE DISTURBA ME: gli alti fascioni rigidi sulle pance dei vari prelati di rango..... le centinaia e centinaia bottoncini coperti di stoffa colorata e le asole fatte a mano ...che servono a decorare gli abiti talari da cerimonia e non ... le vesti piene di merletti preziosi e le sopravesti ricamate e intarsiate .. i paramenti "sacri" i ricami a rilievo d'oro e d 'argento.... le tiare sempre diverse e di diversa foggia e colore che fanno la loro apparizione ... ogni volta che una cerimonia ha un valore mediatico importante ...... tutte quelle parafernalia che vengono sfoggiate e messe in piazza ad ogni nuova apparizione del clero... sopratutto romano e che obiettivamente costano milioni di euro che potrebbero essere diversamente e meno platealmente usati .. per aiutare la povera gente .. a cui sono il piu' delle volte dedicate solamente tante parole "buone" ..RIPETUTE A CANTILENA E MOLTO POCO SENTITE .


Ovviamente non propongo di assaltare il vaticano ..... ma solo di farci sentire senza se e senza ma!
Penso che gli italiani debbano garbatamente far capire ai preti che tentano di ammaestrarci da pulpiti .. da microfoni e da tanti giornali .. reti e T.V. e sopratutto dal seggio pontificio... che siamo stufi di vedere foto di prelati che sfoggiano vesti su misura di ottimo taglio e di stoffe preziose:
il rosso-amaranto e sopratutto l'oro profuso senza discrezione e in modo quanto meno ...sfacciato non aiuta certo i fedeli veri ... in un momento di difficolta economica ... sbandierata da per tutto.. su media nazionali ed internazionali .



OVVIAMENTE NON SI TRATTA DI ASSALTARE IL PALAZZO D'INVERNO CON SAN PIETRINI E SFASCIARE TUTTO! NOI, IO ALMENO, CHE SONO UNA PACIFISTA-CANE-SCIOLTO PENSO CHE SE SE NE COMINCIASSE VERAMENTE A PARLARE ANCHE I PRELATI PIU ' INDURITI DA UN ARRIVISMO ACCURATAMENTO COLTIVATO MA TENUTO BEN NASCOSTO E FORNITI DI UNO SCILINGUAGNOLO COLTIVATO E RETORICAMENTE AFFABULANTE ..... CAPIREBBERO CHE
E' ORA DI CAMBIARE MUSICA...E SOPRATUTTO... DI MODIFICARE LE SCENE E COSTUMI ..... PERCHE' UN TALE SFOGGIO SCRITERIATO DI " APPARENTE ELEGANZA"
.....CI DISTURBA.
scritto e publicato da LAURA PICCHETTI su facebook .....in trasferta sull' account di riserva:
Da qualche giorno il mio account ha di nuovo problemi ..in pratica se tento di linkare i mie blogs aggiornati ...il link non parte dal blog ..ma devo copiare l'indirizzo e incollarlo sulla pagina di facebook dopo aver copiato anche un codice di controllo...
FACEBOOK MI AVVERTE IN QUESTO MODO CHE MI STANNO BUTTANDO FUORI !
Ci sono gia' capitata ed eccomi qui : ero gia' pronta a rientrare col nome di mia nonna.


venerdì 16 dicembre 2011

CERVELLI ALL' AMMASSO.


viol@ uniti
Gli incredibili lumbard.
Torna la Lega di lotta non più al governo. Urla, grida, espone cartelli, insulta e fa ostruzionismo nelle aule parlamentari per protestare contro la manovra del governo Monti e la decisione di porre la fiducia sul provvedimento. Decisione dettata unicamente dall’esigenza di evitare proprio l’ostruzionismo lumbard che impedirebbe altrimenti l’approvazione del decreto prima di Natale. E se tutti, dall’Europa ai commentatori dei giornali, hanno ricordato a Monti che bisogna fare in fretta, forse è il caso di ricordare al Carroccio che solo fino a ieri erano gli alleati principali e fidati di un governo che è ricorso alla fiducia più di cinquanta volte in tre anni, utilizzando questo strumento praticamente per tutte le manovre e tutti i provvedimenti cruciali e a volte anche per quelli meno rilevanti. Certo le misure proposte dal governo dei Professori non sono facilmente digeribili e nonostante le modifiche introdotte due giorni fa su casa e pensioni che hanno alzato le tutele per i ceti più deboli, restano dubbi e lacune.E non è facile il compito di quei partiti che oggi sono chiamati a sostenere questa manovra in Parlamento e che domani dovranno presentarsi agli elettori. Era stato più facile per la Lega stringere il patto di ferro col magnate Berlusconi, vincere anche grazie a lui le elezioni del 2008 e insediarsi a palazzo Chigi per varare subito l’abolizione dell’Ici e il disegno di legge sulla sicurezza. Ve lo ricordate? Quello che aveva introdotto le famigerate ronde, tanto strombazzate dai lumbard e rapidissimamente svanite tra le nebbie della Padania. Per poi pagare dazio subito dopo sostenendo quel lodo Alfano che avrebbe dovuto mettere al riparo il Cavaliere da ogni seccatura giudiziaria. E’ andata avanti così per tre anni. Coi lumbard pronti a votare tutte le leggi ad personam pretese da Silvio, per poi purificarsi con l’acqua del Po. Pronti a proteggere tutti i parlamentari del Pdl inseguiti dalla giustizia (ma adesso, guarda caso, il Carroccio vota a favore dell’arresto di Cosentino). Pronti ad approvare senza un fiato tutte le manovre di Tremonti (spalleggiato spesso più da loro che dal Pdl), anche se poi per distrarre l’attenzione Bossi si esibiva col dito medio e la pernacchia. E nel conto bisogna metterci anche i cinque anni precedenti di governo Berlusconi-Bossi. Il brillantissimo risultato è sotto gli occhi di tutti. E ora la Lega vorrebbe anche lucrare sul disastro che ha contribuito a produrre per recuperare consensi nelle urne. Con molta furbizia ma nessuna credibilità.
(Lavinia Rivara)

domenica 16 ottobre 2011

S.O.S.ITALIA SALVIAMO LA DEMOCRAZIA MORENTE


SERVONO POLITICI RESPONSABILI,ONESTI, PER BENE
..QUESTI.." QUE SE VAYAN TODOS"

pubblicata da Giorgio Poidomani domenica 16 ottobre 2011 alle ore 17.24.

Ho letto svariati commenti in cui si tenta di mettere su piani distinti i fatti e gli accadimenti di ieri a Roma, ma cari amici è veramente impossibile cercare di distinguere piani che non sono distinguibili, perché evidentemente a Roma il piano era unico !!

Di tutte le cose vergognose che ho visto, la cosa in assoluto più ignobile che umilia la dignità dello Stato Italiano e di chi lo rappresenta, è stata quella dei criminali caroselli di cellulari in Piazza San Giovanni.

Qualcuno (mi sembra fosse Maroni) ha fatto i complimenti alla polizia perché non c'è scappato il morto, ma questa evenienza (per chi ci crede) è stata certamente opera dello spirito santo, non certo delle forze del disordine i cui vertici probabilmente ben istruiti da un preciso disegno politico, sono riusciti nel capolavoro di esaltare oltre misura l'azione di sparuti ma ben organizzati gruppi di teppisti (funzionali al disegno??), per far si che oggi si parlasse solo di loro e non della grandissima manifestazione che non ha avuto il giusto epilogo che meritava.



Dico ciò perché ritengo non sia stato affatto un accadimento casuale ( io ieri ero li ed ho visto con i miei occhi), che le cariche e gli scontri più violenti, sono stati voluti proprio dalle forze del disordine in San Giovanni Laterano, riuscendo così anche a spingere i gruppi che avevano cercato di emarginare i violenti dal Colosseo in avanti a reagire pesantemente alle loro cariche, mentre la stessa polizia per tutto il percorso del corteo si è resa assolutamente latitante, lasciandolo in balia dei teppisti.

Forse fra qualche hanno si appureranno responsabilità precise su quanto accaduto ieri, ma mentre il Sindaco di Roma, svariati ministri di carta pesta ed il primo ministro vergogna dell'Italia, già si precipitano alla cassa per incassare, quella che per loro ( grazie allo scientifico utilizzo dei mezzi di informazione di massa) si rivelerà un'ottima mano nell'incosciente gioco a chi sfascia prima e meglio il paese, io mi chiedo dove erano ieri il più grande partito di opposizione ed il più grande sindacato generale d'Italia ?

Dove era la loro aperta ed incondizionata adesione verso gli Indignati, che molto pelosamente ora professano ? Dove erano ieri nel corteo, perché nei fatti aldilà delle bandiere esposte o meno ci sarebbero stati, i servizi d'ordine di queste due grandi organizzazioni di massa ?

Sul fronte delle responsabilità sociali e politiche, da parte loro e anche dell'IDV del che c'azzecca molisano, per l'ipocrita ed interessata ignavia a difesa di insulsi orticelli di potere, avendo abbandonato al loro destino centinaia di migliaia di persone giustamente arrabbiate, visto che da questi i cittadini si aspettano comportamenti coerenti con le loro funzioni di difesa sociale e della democrazia del paese, non credete cari amici che per quanto accaduto questi siano altrettanto se non ancora più colpevoli dei nostri inqualificabili ed insulsi governanti??????

lunedì 10 ottobre 2011

C'era una volta il marxismo-cicchittismo


Se serve si può mettere mano anche al condono edilizio e fiscale. L'etica non si misura su questo ma sulla capacità di trovare risorse per la crescita". Sapete chi è ad avventurarsi coraggiosamente su questioni etiche, tentando di far concorrenza al cardinal Bagnasco? Nientemeno che Fabrizio Cicchitto, quel vecchio giovanotto presidente dei deputati del Pdl che tutte le sere col labbro atteggiato ci fa la lezione di etica berlusconiana dai telegiornali di regime e che ha lanciato nel rutilante cielo del regime quel gentiluomo di Valterino Lavitola.

Chi non abbia l'età non può credere che il dispensatore di precetti etici sia proprio quello stesso compagno Cicchitto trotzkista che trent'anni fa tuonava dalle fila dei socialisti lombardiani, recitava Marx a memoria, se la prendeva con la repubblica democratico-borghese, con l'America, con la Cia, con i servizi segreti deviati e la Dc che avevano "inventato" le Brigate rosse solo per escludere il Pci dal potere. Le Br erano un'invenzione democristiana in chiave anticomunista. Fortebraccio lo chiamò il "marxismo-cicchittismo".

Adesso la personale etica dell'ex criptocomunista trinariciuto dice che bisogna premiare gli evasori fiscali.
Cosa non si fa per mantenersi faticosamente nelle grazie del capo, che gli ha consentito di rimanere immarcescibile in parlamento per trentacinque anni.
Agli occhi di Berlusconi l'ex marxista-leninista deve unire il fascino usurpato dell'intellettuale "organico", come si diceva una volta, all'affidabilità del "fratello" di fede massonica nella loggia P2 di Licio Gelli, cui Fabrizio risultò iscritto con la tessera numero 945.
Un'affiliazione che si narra gli procurò al tempo sonori ceffoni di Riccardo Lombardi, che sul giovanotto si era reso conto di aver clamorosamente sbagliato giudizio. E che nel 2002 gli costò la bocciatura del Quirinale, quando Berlusconi voleva nominarlo ministro dell'Interno al posto di Scajola, altro gentiluomo di antico lignaggio democristiano.
Proprio quell'anno Giuliano Ferrara, in una delle altalenanti lisciate di pelo truccate all'amor suo, in contrasto con la tesi prevalente secondo cui la P2 era ormai un argomento da moralisti un po' minchioni, scrisse che la loggia segreta non solo esisteva, ma era una vera schifezza.
Cicchitto, nelle grazie del fratello Berlusconi che per aver mentito sulla sua iscrizione alla P2 è stato amnistiato dal reato di falsa testimonianza, scrisse a Ferrara definendolo "Giulianoferraratogliatticraxiberlusconi".
Questi gli rispose indirizzando a "Fabriziocicchittosignorileortolanigelli", membro di una consorteria "massonicoaffaristicaspionisticoricattatoria" e ironizzando sulla carriera "a luci rosse" dell'ex lombardiano.
Le antiche ansie da intellettualino hanno portato in questi anni Cicchitto a promuovere seminari di cultura politica, cui si è presentato con relazioni che restano ancora barometro dei tempi che viviamo.
In una relazione di qualche anno fa usò per 52 volte la parola "trasformismo". Ma non si riferiva a sé stesso.

State attenti ai prossimi Tiggì.
Dopo il faccione del criccarolo Valterino, apparirà il labbro di cicchittiano, a dirci quanto il condono edilizio e fiscale sia etico.
Etico come lui.

(10 ottobre 2011) © Riproduzione riservata


lunedì 26 settembre 2011

IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA DAVANTI ALLE SEDI DEL POTERE

lunedì, 26 settembre 2011
15 OTTOBRE: RIVENDICARE IL DIRITTO A MANIFESTARE SOTTO I PALAZZI DEL POTERE
Per il 15 Ottobre si annuncia, com'è noto, una grande manifestazione di massa a Roma, nel quadro della giornata di mobilitazione europea promossa dagli indignati spagnoli contro le politiche dominanti. E' una scadenza di grande importanza, come dimostra l'ampio spettro di soggetti coinvolti e l'attenzione che sta richiamando ovunque. Tutti i soggetti di fatto promotori della manifestazione, incluso il PCL, sono dunque impegnati a garantire il massimo successo di partecipazione popolare all'iniziativa e il suo massimo impatto politico.

Al tempo stesso, nel pieno rispetto del coordinamento unitario promotore che si è costituito, riterrei sbagliata ogni rinuncia pregiudiziale a rivendicare il diritto della manifestazione a dirigersi verso i palazzi del potere: Palazzo Chigi e Montecitorio. Una proposta già avanzata dal PCL in sede di coordinamento, che voglio qui riprendere e argomentare.

IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA DAVANTI ALLE SEDI DEL POTERE

In tutta Europa- tanto più in questa fase- le grandi manifestazioni di massa si dirigono verso le sedi del Governo e del Parlamento. Così ad Atene in piazza Syntagma, così a Madrid, così a Londra.. Ed è naturale: perchè “il popolo” manifesta contro “il potere”. Perchè questa scelta esalta la contrapposizione politica diretta alle rappresentanze degli industriali e dei banchieri, ai loro luoghi istituzionali, ai loro partiti ( di governo e di “opposizione”). Chiedo: perchè in Italia dovrebbe essere diversamente? E soprattutto: perchè dovremmo noi rassegnarci a questa “diversità”? Proprio la giornata europea di mobilitazione contro i governi non dovrebbe costituire il momento ideale per rivendicare anche in Italia il diritto riconosciuto e praticato nel resto d'Europa? Continuare a subire una lesione della stessa democrazia borghese, nel momento stesso in cui rivendichiamo “una democrazia reale” e alternativa sarebbe – mi pare- una contraddizione singolare.

IN ITALIA GOVERNO E PARLAMENTO SCUDO DELLA PEGGIORE REAZIONE

Per di più in Italia abbiamo di fronte il governo più reazionario d'Europa ( se si fa eccezione per l'Ungheria), il Parlamento più corrotto e addomesticato della UE, tra i più alti livelli di condivisione bipartisan delle scelte di fondo della BCE e dell'Unione, sotto la benedizione congiunta di Bankitalia e della Presidenza della Repubblica. Perchè dunque proprio in Italia si dovrebbe rinunciare a manifestare sotto i palazzi del potere?

E' una rinuncia tanto più incomprensibile in questo momento politico. La frattura tra potere politico-istituzionale e senso comune popolare non è mai stata così profonda. Il governo Berlusconi è in caduta libera di consensi. Il suo blocco sociale è in disfacimento. Il Parlamento è un simulacro di complicità e di impotenza, come rivelano i salvataggi spudorati dei più corrotti faccendieri di regime( Milanese). Manifestare oggi sotto Palazzo Chigi e Montecitorio avrebbe dunque un significato politico e simbolico maggiore che in tante altre situazioni ordinarie. Non sarebbe un gesto “ideologico” e minoritario, ma un atto di profonda sintonia col più vasto sentimento popolare ( che non va abbandonato al populismo qualunquista o reazionario). Perchè allora non rivendicare apertamente questo diritto?

I POTERI FORTI VOGLIONO UN RICAMBIO POLITICO “ORDINATO”. PER QUESTO DIFENDONO LA SACRALITA' DELLE ISTITUZIONI

L'argomento ( apparentemente “di sinistra”) secondo cui la manifestazione del 15 non è “contro Berlusconi” ma contro tutte le politiche dominanti in Europa; che “non siamo ansiosi di rovesciare Berlusconi per favorire un governo Montezemolo( o simili)”; che DUNQUE è secondario e “provinciale” dirigersi su Palazzo Chigi e Parlamento, mischia confusamente giuste premesse e conclusioni sbagliate.

Il rovesciamento di massa del “proprio” governo è oggi come ieri-in ogni Paese- non solo il più grande contributo alla propagazione internazionale della ribellione sociale, ma anche un bastone tra le ruote di ogni progetto di alternanza borghese. I poteri forti che stanno lavorando a rimpiazzare Berlusconi con un più diretto governo dei banchieri hanno bisogno di un quadro di pace sociale e di ordine pubblico. Di ritessere la concertazione con la Cgil ( ben ricambiati). Di disporre di una scacchiera sgombra da ogni irruzione di massa. Il loro terrore è che la crisi del berlusconismo e della seconda Repubblica possa trascinare con sé ripresa di conflitto e “disordine” di piazza.. Da qui il cantico della “solidarietà nazionale” attorno alle “Istituzioni”, propagato da tutta la stampa borghese e recitato solennemente da Napolitano. Da qui anche.. la difesa della “sacralità” del Parlamento, di Piazza Montecitorio, di Piazza Colonna, di tutti i luoghi istituzionali. Sino alle grida isteriche e bipartisan di fronte alla più piccola e innocua manifestazione di protesta davanti al Palazzo come è recentemente avvenuto.

UNA MANIFESTAZIONE STRAORDINARIA PER LA RIVOLTA SOCIALE

Per queste stesse ragioni una grande manifestazione di massa davanti a Governo e Parlamento, non è solo un diritto democratico, ma un atto politico che collide con tutta la logica dell'alternanza e dei poteri forti. Perchè è un atto che allude -fosse pure simbolicamente- alla prospettiva della rivolta sociale: l'unico fattore capace di rovesciare Berlusconi dal versante delle ragioni dei lavoratori e non dei banchieri, di spostare i reali rapporti di forza, di aprire la via ad un'alternativa vera.
Il punto vero è se vogliamo PROVARE a investire la manifestazione del 15 Ottobre in una prospettiva di reale ribellione di massa, nel cuore della crisi italiana ed europea, oppure se la concepiamo PREGIUDIZIALMENTE come una ordinaria manifestazione di propaganda: naturalmente importante, naturalmente di massa,
ma destinata di fatto a lasciare le cose come stanno, al pari di tutte le tradizionali manifestazioni d'autunno. Questo è il bivio.

LIBERARSI DA UNA PREGIUDIZIALE RINUNCIATARIA

L'obiezione secondo cui non ha senso chiedere di dirigersi su Palazzo Chigi perchè “tanto non ce lo concedono”, ” rischiamo di aizzare estremismi e avventurismi” “non ci sono i rapporti di forza” ecc., riflette una psicologia politica rinunciataria. Se gli oppressi dovessero rivendicare solo ciò che “viene loro concesso” la storia umana avrebbe fatto pochi passi in avanti. Rivendicare l'”impossibile” è da sempre la condizione decisiva per ottenere “possibili” conquiste: così è stato per il diritto di sciopero, così è stato per il diritto di votare e manifestare. I rapporti di forza si modificano con la lotta politica e di massa, a partire dalla rivendicazione di ciò che è giusto. Non con la rinuncia a rivendicare ciò che è giusto nel nome “dei rapporti di forza”. E ciò è tanto più vero, concretamente, qui e ora: di fronte a un governo reazionario,profondamente indebolito, attraversato da una furiosa guerra per bande, sempre più odiato o detestato dalla maggioranza dei lavoratori e del popolo. Rivendicare pubblicamente il diritto a manifestare sotto i palazzi del potere, fare del prevedibile rifiuto del governo un caso di scandalo pubblico, potrebbe essere di per sé un volano di preparazione della manifestazione di massa contro un governo che “rifiuta ciò che si concede nel resto d'Europa”. Peraltro proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare pubblicamente questo diritto,a premere per la sua affermazione, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo sì di lasciare spazio a iniziative avventuriste “fai da te”, magari in ordine sparso, estranee ad una logica di massa, a scapito dell'impatto politico del 15 ottobre.

PREGIUDIZI COSTITUZIONALI E SPIRITO DI ROUTINE

In realtà le resistenze di alcuni settori a rivendicare un diritto democratico così elementare mi pare abbia un sottofondo politico, che sovrappone due elementi diversi.

Su un versante, agisce la lunga tradizione, tipicamente italiana, della mitologia costituzionale, che ha attraversato l'intero dopoguerra, e che ha seminato una cultura reverenziale verso le “istituzioni” dello Stato, maggiore che in altri Paesi ( per cui ad esempio la Presidenza della Repubblica è largamente venerata nella stessa ”sinistra radicale” anche quando sorregge l'odiato Berlusconi e chiede misure più severe i lavoratori).

Su un altro versante, anche in ambiti di “estrema sinistra”, opera uno spirito di routine, che fa della contestazione del potere uno spazio di propria caratterizzazione più che un investimento nella prospettiva di rivoluzione: per cui spesso il problema centrale di una manifestazione, al di là delle parole d'ordine formali, non è il suo investimento nell'azione di massa e nel suo sviluppo, ma solo la conquista di uno spazio d'immagine a livello mediatico e di una buona critica di opinione della stampa “democratica”. Utile magari in qualche caso per negoziare a futura memoria un accordo col centrosinistra, in altri casi a strappare solo lo scampolo di una benevola intervista. Ma sempre in un ottica segnata dall'interesse autoconservativo di un piccolo o grande “ceto politico”, non dall'interesse generale di una prospettiva di emancipazione e liberazione.

Questo retroterra culturale, sempre distorto, rischia di diventare tanto più conservatore nei momenti straordinari della vita politica e sociale : quando non si tratta di vivere di routine, ma di assumersi le proprie responsabilità di fronte a snodi politici di fondo. La crisi della seconda Repubblica e la “catastrofe” italiana, dentro la più grande crisi dell'Europa capitalista, è esattamente uno di questi momenti.

IN CONCLUSIONE

Parteciperemo dunque col massimo impegno alla manifestazione del 15 Ottobre, nel rispetto del suo spirito unitario e delle scelte che il coordinamento promotore - di cui siamo parte- farà. Ma senza rinunciare al nostro punto di vista. Senza rinunciare a proporre la massima combinazione di unità e radicalità. Senza rinunciare a lavorare perchè ogni manifestazione di questo autunno sia investita nella prospettiva di una sollevazione di massa per una svolta vera. Fuori e contro ogni forma di conservatorismo, e di ogni logica rinunciataria.


MARCO FERRANDO
Portavoce nazionale PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI



domenica 4 settembre 2011


Angela Rizzo:
Fin quando ci sarà a governare ad ogni livello (nazionale e locale) gente con profondi conflitti d'interesse e clientelismo non saranno mai tagliati quegli sprechi pubblici che aiutano politici, amici e amici degli amici a campare sopra lo Stato e i cittadini tutti. Non saranno mai colpiti i grandi evasori che coincidono con questa stessa gente e coi loro finanziatori.

Non saranno mai liberalizzate professioni che si chiudono in caste familistiche e nel loro interesse sostengono sempre questi stessi politici.
Il libero mercato sarà sempre azzoppato da monopoli e oligopoli governati sempre dagli stessi parassiti che non hanno a cuore l'interesse generale ma quello proprio.
Questa rete di caste, dagli anni 80 ad oggi, ha ingigantito il nostro debito pubblico, mortificato la creatività italiana e tagliato le gambe alle generazioni di uomini e donne dai 40 anni in giù.
Oggi per non schiantare il nostro Paese verso il default intervengono su pensioni e IVA pur di non toccare i loro interessi e i loro sporchi affari.
Una soluzione diversa c'è e consiste nel tagliare non le pensioni della povera gente ma gli sprechi della politica e dello Stato: calare violentemente una enorme scure su province, enti inutili (tante volte assurdi), auto e voli blu, sui privilegi più svariati, sulle pensioni d'oro dei politici e dei manager pubblici.
https://www.facebook.com/event.php?eid=138502596243935
E va fatto non solo a Roma ma anche nei governi locali anche e sopratutto in Sicilia e a Messina!
IdV ha realizzato una contromanovra per dimostrare che una finanziaria diversa poteva essere fatta.
Ha conteggiato tutti i risparmi che si avrebbero tagliando gli sprechi di cui sopra e ne ha ricavato molto più dei 40 Miliardi di euro che la BCE ha presteso per aver acquistato i nostri titoli di Stato.
L'ultimo esempio in ordine di tempo del conflitto d'interesse che attanaglia la politica e l'economia italiana è rappresentato dalla vendita dei diritti sul digitale terrestre che Berlusconi sta regalando a Berlusconi infischiandosene del libero mercato.
Potremmo ricavare quei denari utili a salvaguardare le pensioni o come minimo fare una seria cernita di quali siano i lavori usuranti che necessitano di pensioni d'anzianità (a mio avviso per certi lavori sarebbe giusto abbassare l'età addirittura) e di altri che possono passare al sistema contributivo ed andare in pensione anche a 70 anni volendo...
Ma tutto questo sarà impossibile se non riusciremo a far capire alla gente chi ha veramente a cuore l'interesse per le generazioni future e chi quello di conservare l'attuale stato delle cose.


Impossibile oggi intervenire anche minimamente in parlamenti costituiti da politici che fanno solo quello che dice il Segretario che li ha nominati.
Per questo, come l'anno scorso, cerchiamo l'aiuto dei cittadini attraverso lo strumento referendario. Raccogliamo le firme per cambiare questa legge elettorale e per eliminare le province nell'attesa che si possa tornare alle elezioni e mandarli a casa definitivamente.

FIRMA E FERMALI! Eliminiamo le province. Cambiamo la legge elettorale.
Luogo: Messina..




venerdì 12 agosto 2011

IO LO BUTTEREI DI SOTTO ......................


SCALFARI RIVELA RETROSCENA INQUIETANTI SU BERLUSCONI
12 agosto 2011
Nel suo consueto contro-editoriale sulla penultima pagina dell’Espresso, Eugenio Scalfari rivela alcuni particolari inquietanti sul presunto commissariamento dell’Italia da parte di Sarkozy, Merkel e Trichet.
Secondo il fondatore di Repubblica è stato il presidente del Consiglio in persona a chiedere ai tre, in una videoconferenza il 5 agosto sera, di inviare all’Italia una lettera in cui, oltre a sollecitare un intervento immediato, si sarebbero dovute indicare anche le categorie su cui intervenire e i modi.
Tutto questo soltanto per non prendersi la responsabilità di una manovra lacrime e sangue e per avere un alibi europeo nel non toccare alcune fasce di riferimento. Non a caso nell’incontro di oggi Tremonti ha informato gli enti locali che l’Europa non approverebbe una manovra che contenesse un aumento del prelievo fiscale: il decreto dovrà prevedere, dunque, solo tagli.
Inoltre, racconta ancora Scalfari, le vere preoccupazioni di Berlusconi in questo momento sono del tutto private e riguardano il suo ingente patrimonio perché, dopo aver pagato la multa per la Mondadori, sta subendo l’attacco di Murdoch, di De Benedetti e della ex moglie Veronica che vuole la metà del suo impero.
All’inizio ho pensato che Scalfari avesse deciso di cambiare genere e di aprire, da questa settimana, una rubrica di satira. Poi ho riletto l’articolo e l’ho trovato assolutamente verosimile. Il quadro fa emergere responsabilità particolarmente gravi del presidente del Consiglio, che avrebbe imposto a Paesi stranieri e a un ente sovranazionale di ‘chiedere’ all’Italia in quale direzione effettuare manovre di recupero economico. Un vero doppio gioco, un tradimento alla Costituzione sulla quale ha giurato! Dunque non è vero, secondo la ricostruzione di Scalfari, che è l’Europa che ci impone quali misure prendere. Quelle richieste le avrebbe fatte Berlusconi in persona ma senza prendersene le responsabilità. E dunque aspettiamoci tagli allo stato sociale, alle pensioni, al lavoro dipendente, agli enti locali. Di costi della casta si farà solo un gran parlare. Così come sarà difficile che ci sia una reale armonizzazione delle tassazione delle rendite finanziarie.
Come se non bastasse, nel giorno in cui Bankitalia denuncia il raggiungimento del record storico del debito pubblico (ben 1.902 miliardi), il governo è chiamato a varare un provvedimento storico in una situazione di guerra totale interna, in cui tutti sono contro tutti. Sembra si sia addirittura spezzato l’asse Tremonti-Bossi e impera il caos assoluto. Io capisco tutte le difficoltà del momento. Ma è possibile che il nostro futuro deve essere affidato nelle mani di questi mestieranti? Non sarebbe il caso di fare piazza pulita e, con l’aiuto del voto dei cittadini, cambiare il nostro destino e renderlo meno cupo? Anzi sereno?
5 Commenti a “SCALFARI RIVELA RETROSCENA INQUIETANTI SU BERLUSCONI”

domenica 26 giugno 2011

E IL PUPAZZETTO SI CHIAMA FUORI........


L'EMERGENZA
Rifiuti, Caldoro si chiama fuori
"Non voglio pagare per colpe altrui"

NAPOLI - "Non ci sto, non ci sto, non ci sto". E' iniziata con queste parole la conferenza stampa del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro commentando l'avviso di garanzia per 'epidemia colposa 1' ricevuto dal governatore della Campania per l'emergenza rifiuti.
.
Tre 'non ci sto' così spiegati: "A pagare le colpe di 15 anni di inadempienze e responsabilità dei comuni, responsabilità anche perduranti ancora oggi; a pagare le colpe dei ricatti e del boicottaggio della camorra; rispetto ai comportamenti irresponsabili, di fronte a questa emergenza nazionale, della Lega Nord".
"La Regione - ha aggiunto Caldoro - ha fatto tutta la sua parte, avendo poteri minimi e residuali. Da oggi, finchè non ci saranno risposte forti da parte del governo e degli enti locali della Campania, abbandona i tavoli istituzionali e nazionali presso il governo e la prefettura".

Pdl. "Solidarietà a Caldoro, il Pdl è pronto a fare la propria parte". Il vice-presidente dei senatori pdl gaetano quagliariello difende il governatore campano: "Si va alla ricerca di capri espiatori. E' giusto pretendere che tutti quanti hanno responsabilità di governo a tutti i livelli si facciano carico di un'emergenza che ormai è arrivata al limite del sopportabile e che potrebbe avere conseguenze tragiche".

Pd. "Ci dispiace notare che il partito del Nord soffra di amnesia. Oggi i leghisti parlano di decreto truffa, nel caso i rifiuti di Napoli finissero nelle Regioni del Nord, o di un imbroglio come ribadito ancora ieri da Bossi. Tuttavia, nel '95 quando Milano governata da un sindaco leghista e gia' da Formigoni alla Regione, fu sommersa dai rifiuti, ebbe quindi fortuna che il grido d'allarme, allora lanciato dal sindaco Formentini, non cadde nel vuoto. L'Emilia Romagna governata da Bersani, non si tirò indietro e si rimboccò, già allora, le maniche. L'emergenza rifiuti di Milano fu quindi così risolta. Grazie all'aiuto delle altre Regioni" afferma Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza e Difesa del Partito Democratico.

Terzo Polo. Il governo "approvi entro martedì un decreto per l'emergenza rifiuti a Napoli". Lo dichiarano in una nota congiunta i capigruppo del Terzo Polo a Montecitorio, Gian Luca Galletti (Udc), Benedetto Della Vedova (Fli), Linda Lanzillotta (Api) e Carmelo Lo Monte (Mpa). "L'Italia - aggiungono - è ancora, e sempre sarà, una Repubblica unica ed indivisibile e il dovere della solidarietà nazionale non può venire meno per i ricatti, o peggio ancora per gli egoismi della Lega Nord. Il Terzo Polo - concludono - è pronto a votare subito la legge di conversione in Parlamento, un testo che favorisca l'impegno e la collaborazione delle Regioni italiane per superare questa emergenza".
(26 giugno 2011) © Riproduzione riservata

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IL CODACONS DENUNCIA I MINISTRI DELLA LEGA NORD PER IL NO AL DECRETO RIFIUTI: CONCORSO DI OMISSIONE ED EPIDEMIA COLPOSApubblicata da Partigiani del Terzo Millennio il giorno domenica 26 giugno 2011 alle ore 13.48

(AGI) Roma - Il Codacons presentera' una denuncia al Tribunale dei ministri e alla Procura della Repubblica di Napoli contro i ministri della Lega Nord, ipotizzando i reati di concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa. "La strenua opposizione della Lega al decreto del Governo sull'emergenza rifiuti, rappresenta un atto amministrativo, che si concretizzera' all'interno di un organo non politico quale e' il Consiglio dei ministri e come tale puo' essere contestato nelle sedi opportune - spiega il Codacons -. Di fronte alla gravissima situazione di Napoli, opporsi al trasferimento dei rifiuti nelle altre regioni italiane contribuisce ad alimentare l'emergenza e ad accrescere il pericolo di epidemie e danni alla salute per i cittadini.
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Daniela Bernardini:

IL PARTITO DELL'AMORE per il potere cerca alleati nell'opposizione.. CI TROVIAMO ANCORA DI FRONTE UN MERCATO DELLE VACCHE?
Berlusconi è sempre più cupo e si rende conto sempre meno di quanto sta accadendo nel Paese e intorno a lui. Bossi versa in analoghe condizioni. Sono i due capi della maggioranza parlamentare ma hanno perduto lucidità e credibilità, avvinti da un comune destino. "Simul stabunt simul cadent...

venerdì 24 giugno 2011

HANNO MESSO NAPOLI E LA GRAVE SITUAZIONE DEI RIFIUTI IN LISTA D''ATTESA

QUESTO GOVERNO DI DEPRAVATI NON RIESCE A CAPIRE CHE LA SALUTE DEI CITTADINI NON HA COLORE POLITICO !!!!!!!!!!!

“Abbiamo presentato una mozione urgente sull’emergenza rifiuti a Napoli”.... Lo afferma il presidente del gruppo IDV alla Camera Massimo Donadi, primo firmatario della mozione.

“Le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano sull’emergenza napoletana sono assolutamente giuste e condivisibili, anche per questo abbiamo chiesto al Presidente della Camera Gianfranco Fini di calendarizzare al più presto la mozione. Il testo impegna il governo a fare la propria parte per ripristinare una situazione di normalità a Napoli, sommersa dai rifiuti”.

“L’emergenza napoletana è una questione nazionale, ed è indecoroso che il governo, dopo anni di proclami, continui a far finta di niente. Il governo ha il dovere civile e morale, oltre che politico e istituzionale, di intervenire e di non abbandonare Napoli ed i napoletani”.

"Nonostante il ministro Fazio continui a rassicurare i cittadini sull'assenza di rischio sanitario, la drammatica situazione del napoletano non lascia spazio a dubbi". Per Antonio Palagiano, responsabile nazionale Sanita' dell'Italia dei Valori, "non ci vuole un medico per capire che si e' a rischio epidemia.

Cumuli di rifiuti, liquami nocivi che si infiltrano nel terreno, emanazione di sostanze chimiche, fumi tossici e, non ultima, la presenza di animali portatori di infezioni. Napoli e' questo, oltre 2.300 tonnellate di rifiuti che aspettano di essere rimossi. La citta' e' satura e da un momento all'altro potrebbe scoppiare la bomba a orologeria dell'epidemia.

Tifo, gastroenterite o salmonellosi, a questo punto, poco cambia,e' necessario che tutte le istituzioni, dal governo centrale al Comune, passando per Regione e Provincia, si coordinino in un'azione concreta e si assumano la responsabilita' nel risolvere il problema spazzatura a Napoli.

Perche' l'immondizia non ha colore politico e la salute nemmeno".

mercoledì 1 giugno 2011

Stracci, cenci, mocci -

- pubblicata da Carla Stampa
mercoledì 1 giugno 2011

" Nella grande festa di Napolitano (al Quirinale per il 2 giugno, n.d.r.) ora lui è costretto a giocare la parte della comparsa....E' già fosco quando entra...Lo vedi subito se Berlusconi è di cattivo umore - e ieri il suo era davvero pessimo - perchè incassa più del solito la testa nelle spalle, cammina senza guardare nessuno, quasi corre. Tant'è che, tra alte siepi, compie le decine di metri che lo separano dalla palazzina del presidente d'un balzo. Resta lì dentro, dove ci sono già Napolitano, Fini, Schifani solo pochissimi minuti. Poi eccolo fuori, già in un angolo. E lì resterà per 90 minuti, quelli che trascorre sul Colle. Niente passeggiata tra le aiuole, a stringer mani e distribuire sorrisi, come aveva fatto l'anno scorso. I vincitori - Bersani, D'Alema, Veltroni, Prodi, la Finocchiaro, Fassino, Franceschini, Renzi, Bertinotti con Lella - non li vuole nemmeno sfiorare. Scende i gradini della palazzina per una sola stretta di mano, quella al capo della banda musicale....Ma il peggio deve ancora venire...quando si forma una fila lunghissima per salutare Napolitano e la moglie Clio. Per lui, invece, tre o quattro persone. Attempate, signore dai tacchi vertiginosi..." da "In fila per salutare il capo dello Stato/Berlusconi snobbato al ricevimento" di Liana Milella ('La Repubblica', pag.11, 1 giugno 2011)

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Padania più rossa che verde
Lo schiaffone a Bossi
di Andrea Carugati | tutti gli articoli dell'autore Un vento micidiale, che soffia da Milano e spazza tutta la “padania”, da Novara a Trieste, e trova il suo epicentro in Lombardia. La Lega perde col Pdl ma anche da sola, e soprattutto perde in provincia di Mantova, dove candidava un suo uomo forte, il deputato maroniano Gianni Fava. E ancora, a Pavia, in una sfida che pareva impossibile per il Pd, visti i numeri delle regionali dell’anno scorso, quando Pdl e Lega avevano sfiorato il 60%.

Il Carroccio perde a sorpresa, dato clamoroso, anche nel Comune di Novara, feudo del governatore Roberto Cota, dopo dieci anni di governo leghista della città. E poi Rho e Desio, dove correva contro il Pdl al primo turno e al ballottaggio i due uomini del Carroccio sono stati battuti dai candidati del centrosinistra. Insomma, una vittoria oltre ogni aspettativa per il centrosinistra. E una batosta per l’asse Berlusconi -Bossi che negli ultimi 15 anni ha monopolizzato il voto lombardo. Una batosta che va molto oltre il dato più simbolico, quello di Milano. E si insinua nel profondo Nord, persino a Domodossola. Tanto per stare sul simbolico, c’è la vittoria del centrosinistra ad Arcore, la «tana del lupo» di Berlusconi, come l’ha definita Rosalba Colombo, candidata Pd che ha puntato anche sulla riscossa delle donne di Arcore, umiliate dai racconti sulle notti di Villa San Martino, con una lista civica tutta in rosa: 56,6% il suo risultato.

Le bandiere del centrosinistra che ieri pomeriggio sventolavano nel centro di Arcore sono una delle istantanee più forti di questa tornata elettorale. La Lega tiene solo nella roccaforte di Varese dove il sindaco uscente Attilio Fontana, maroniano doc, si riconferma al ballottaggio con il 54%. Anche a Gallarate, la cittadina più frequentata da Bossi durante questa campagna elettorale, vince il Pd: Edoardo Guenzani, ex vicesindaco ai tempi della Dc, si aggiudica il ballottaggio contro Massimo Bossi, candidato Pdl. La Lega era rimasta fuori dal ballottaggio e al secondo turno ha sostenuto, seppur in forma indiretta, il candidato democratico (con un clamoroso manifesto che invitava i leghisti a turarsi il naso e a bere il medicinale Guenzani per curare i mali della città), pur di sconfiggere il sistema di potere messo in piedi dall’uomo forte dei berluscones Nino Caianiello: 55% per Guenzani, che nel primo discorso da sindaco apre al Carroccio: «I cittadini, e fra di loro molti elettori leghisti, hanno votato la coalizione per dare un segnale di cambiamento.

Penso che saranno possibili delle aperture alla Lega». La grande rimonta Pd a Novara, Mantova, Pavia e Novara sono gli epicentri della crisi leghista. Nella città di Virgilio si impone il civico Alessandro Pastacci, 37 anni, sindaco senza partito per dieci anni: 57,3% per lui, un distacco abissale dal leghista Gianni Fava, che pure Bossi aveva sostenuto con forza.

A Pavia il centrosinistra compie un quasi miracolo: vince Daniele Bosone, 50enne senatore ex teodem, super moderato, che intercetta parecchi voti di delusi dal centrodestra e strappa la provincia ai berlusconiani dopo decenni: 51,2% contro l’ex assessore Pdl Ruggero Invernizzi. A Novara Andrea Ballarè, commercialista 40enne, che aveva vinto le primarie del Pd e poi quelle di coalizione, compie un’impresa: strappare la città alla Lega. Per lui il 52,9% al termine di una rimonta impressionante, visto che dopo il primo turno era indietro di 14 punti rispetto al rivale Massimo Franzinelli. I numeri sono impressionanti: al secondo turno Invernizzi e Franzinelli lasciano per strada migliaia di voti ottenuti solo 15 giorni prima. «Una giornata memorabile», sorride Maurizio Martina, giovane segretario del Pd lombardo.

«La speranza ha vinto sulla paura, quella di Pdl e Lega è una sconfitta culturale e sociale. Da oggi comincia una storia nuova».
31 maggio
L'ira di Silvio: «Ve ne pentirete...»
Maroni: che sberla.

Bossi contro La Russa

Corre sul web la rabbia della destra


sabato 12 febbraio 2011


Trapelano dalle segrete stanze di Palazzo Grazioli, frequentate a giorni alterni da escort e ministri (ieri toccava ai ministri), progetti di stampo golpista per bloccare la pubblicazione degli atti sull’inchiesta Ruby depositate dalla Procura di Milano, e forse anche le indagini stesse.
Si cerca di ritirare fuori dai cassetti, colmi di scheletri ad personam, quella legge sulle intercettazioni che fu fatta naufragare a furor di popolo e per il no decisivo di Fini e di Napolitano.
Quella dell’arma segreta è una classica sindrome delle dittature agli sgoccioli. Hitler ne favoleggiava con Mussolini mentre entrambi avevano già un piede nella fossa.
Berlusconi più che a un dittatore somiglia a un boss, e la cupa tragedia del nazifascismo non ha niente a che vedere con i fondali di cartapesta dell’attuale avanspettacolo messo in scena da flaccidi vecchi e girls a pagamento. Purtuttavia, fa un po’ ridere che il premier, adesso imputato per concussione e prostituzione minorile cerchi di muoversi con la solennità di un perseguitato.
Annuncia la “guerra totale” contro i magistrati e straparla di risarcimenti che lo Stato dovrebbe versargli per l’onta subita.
Imperdibile il siparietto di Palazzo Chigi.
Una conferenza stampa convocata per comunicare il nulla, ovvero la propria esistenza in vita con stuoli di ministri incatenati alle sedie con simpatiche facce da funerale. Strepitosa la fuga di Tremonti, forse uno dei pochi che abbia conservato rispetto per se stesso.
Per non parlare dei 315 deputati della maggioranza costretti a votare la più grande boiata che si ricordi, quella di un premier che chiede alla Questura di Milano di lasciare andare la minorenne Rubacuori per evitare una crisi diplomatica con l’Egitto.
Non meraviglia che plotoni di uomini di governo (si fa per dire) e di parlamentari recitino a menadito questa barzelletta.
Sanno che se crolla il padrone crolleranno con lui, e addio poltrone, prebende, scorte, auto blu e “seratine elettrizzanti con giochini a due e a tre” (la povera Sara Tommasi).
Quanto all’arma segreta sulle intercettazioni, se anche oserà sganciarla sul Paese con apposito decreto, osiamo sperare che al Quirinale ne abbiano piene le tasche e la respingano al mittente. Ma se anche l’ultima porcata dovesse passare, il Fatto continuerà a pubblicare tutto, ma proprio tutto.
Convinti come siamo che simili norme siano non solo incostituzionali, ma anche contrarie alla Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo che tutela il dovere dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a sapere. Per colpa di un premier irresponsabile l’Italia rischia di scivolare in una vera emergenza democratica.
Il ruolo della libera stampa diventa più indispensabile che mai. Prepariamoci.
Aggiungi una didascalia
Trapelano dalle segrete stanze di Palazzo Grazioli, frequentate a giorni alterni da escort e ministri (ieri toccava ai ministri), progetti di stampo golpista per bloccare la pubblicazione degli atti sull’inchiesta Ruby depositate dalla Procura di Milano, e forse anche le indagini stesse.
Si cerca di ritirare fuori dai cassetti, colmi di scheletri ad personam, quella legge sulle intercettazioni che fu fatta naufragare a furor di popolo e per il no decisivo di Fini e di Napolitano.
Quella dell’arma segreta è una classica sindrome delle dittature agli sgoccioli.
Hitler ne favoleggiava con Mussolini mentre entrambi avevano già un piede nella fossa. Berlusconi più che a un dittatore somiglia a un boss, e la cupa tragedia del nazifascismo non ha niente a che vedere con i fondali di cartapesta dell’attuale avanspettacolo messo in scena da flaccidi vecchi e girls a pagamento.
Purtuttavia, fa un po’ ridere che il premier, adesso imputato per concussione e prostituzione minorile cerchi di muoversi con la solennità di un perseguitato. Annuncia la “guerra totale” contro i magistrati e straparla di risarcimenti che lo Stato dovrebbe versargli per l’onta subita.
Imperdibile il siparietto di Palazzo Chigi. Una conferenza stampa convocata
per comunicare il nulla, ovvero la propria esistenza in vita con stuoli di ministri incatenati alle sedie con simpatiche facce da funerale.
Strepitosa la fuga di Tremonti, forse uno dei pochi che abbia conservato rispetto per se stesso. Per non parlare dei 315 deputati della maggioranza costretti a votare la più grande boiata che si ricordi, quella di un premier che chiede alla Questura di Milano di lasciare andare la minorenne Rubacuori per evitare una crisi diplomatica con l’Egitto.
Non meraviglia che plotoni di uomini di governo (si fa per dire) e di parlamentari recitino a menadito questa barzelletta.
Sanno che se crolla il padrone crolleranno con lui, e addio poltrone, prebende, scorte, auto blu e “seratine elettrizzanti con giochini a due e a tre” (la povera Sara Tommasi).
Quanto all’arma segreta sulle intercettazioni, se anche oserà sganciarla sul Paese con apposito decreto, osiamo sperare che al Quirinale ne abbiano piene le tasche e la respingano al mittente. Ma se anche l’ultima porcata dovesse passare, il Fatto continuerà a pubblicare tutto, ma proprio tutto.
Convinti come siamo che simili norme siano non solo incostituzionali, ma anche contrarie alla Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo che tutela il dovere dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a sapere.
Per colpa di un premier irresponsabile l’Italia rischia di scivolare in una vera emergenza democratica. Il ruolo della libera stampa diventa più indispensabile che mai. Prepariamoci.

lunedì 15 novembre 2010

LA NIPOTE DI MUBARAK



l'affidataria ......



Ma che personcina seri e affidabile



un piccolo spettacolino per educande minorenni


Meno male che ora e' maggiorenne....



C'e' sempre chi ci va per sotto.



-----Nun te fa vede chiu a L'AQUILA!!!!!!!



----ADDA FINI' STA SOLFA!!!!!


sabato 13 novembre 2010

un poema silvico......datato 2004

LA SILVIADE

di Lino Lampis

INVOCAZIONE ALLA MUSA

Mantieni, grande spirto di Calliope,
alto lo stile de lo mio rimare
ch’anco sia chiara pure per un miope
la storia che m’accingo a raccontare.
Che intesa sia dal russo e dall’etiope,
dai fiordi di Norvegia all’austro mare.
Qui conterò le gesta senza pari
d’un prode cavaliere brianzolo
che in vita sua condusse i propri affari
non senza che in alcun vi fosse dolo.
Perciò fu noto in tutti sette i mari,
dal golfo del Bengala fino al Polo.
Principierò col dir di sua nascenza
cui sovrintese il dio co’ ai piedi l’ali
che impresse al nascituro propria essenza,
fornendolo di doti senza uguali,
e di princìpi che, da buona lenza,
lo renderanno noto tra i mortali.





LA PRENASCENZA
Si tenne nell’Olimpo gran consesso
di tutti i divi a evader la domanda
di un brianzol che avendo fatto sesso
colà spedito aveva la commanda.
Trattatasi d’un Luigi da Milano
della Rasini uomo di gran vanto
che se di Rosa avesse preso l’ano
l’avrebbe presa dietro lei soltanto
e non l’Italia dalle Alpi al piano.
Comunque il guaio ormai era accaduto
e por riparo bisognava tosto;
Giove pluvio ch’era lì seduto
Tuonò potente:- Metto tutto a posto,
a me del fango ! E, lesto qual pennuto,
darogli vita il mese dopo agosto.

Ma Diana che tornava dalla caccia
ed era stata in giro nei dintorni
disse:- Di fango ve n’è punto traccia
chè qui non piove ormai da cento giorni !
Rispose Giove, molto scuro in faccia:-
-Di fango per formare sto’ nanetto
ce ne vuol poco, via, non mi s’afferra ?
Vedrete, quando poi sarà grandetto
ne produrrà a quintali sulla Terra:

Mercurio ch’era intento a scaccolare
palline dal suo naso paonazzo
e fino allora non osò parlare
Disse:- ahò, per fare sto ragazzo
ce vole er Dio tra i ladri senz’eguale

Mo’ me ce metto e faccio in tre minuti
un pupo veramente eccezionale.
Lo fornirò di tutti gli attributi
che ci hanno quelli fuori dal normale.
Tutti gli dei sorrisero sornioni
guardando il Dio Mercurio che creava.
Vulcano solo si strinse li coglioni
perché sapeva quel che ci aspettava.

La caccola plasmata da Mercurio
divenne per incanto un bell’ometto
un poco più bassino di Don Lurio
ma non così dotato nel balletto.
Ad un solenne gesto del dio Giove
muti, gli dei si fecero da parte
poiché Mercurio aveva, senza prove
creato la sua grande opera d’arte.
Fu Venere la sola che, sdegnata,
parlare osò fissando dritto Marte:-
Non c’entro nulla co’ sta gran cagata,
creata in gran dispregio di bellezza.
Che scritto sia su carta già bollata:
non v’è mio contributo a ‘sta sconcezza !
Disse e con un turbinìo di veli
ruotò mostrando ciò che i maschi infoia.



A Marte si rizzaro tutti i peli
poiché dal tempo della guerra a Troia
non più rivisto aveva i sette cieli.
-‘Sta Venere è sì bona, mondo boia
ch’ecciterebbe pure Paolo Mieli!
Fu Giove a ricondurre l’attenzione
sull’opra che Mercurio avea creato.
“Bisogna dare un nome al pargolone
pria che l’Olimpo l’abbia consegnato,
ci vuole un nome adatto all’occasione
chè sulla Terra a molto è destinato !”
Minerva disse.- Dante può andar bene ?
Come colui che scrisse la Commedia ?
-Un nome ancor più adatto si conviene,
fece Giunon dall’alto di sua sedia.
Cesare, dei “delitti e delle pene “?
Oppure Silvio, delle “ mie prigioni “,
propose Diana che non era scema.
Va bene Silvio ! Disse il dio de’tuoni,
con la galera siamo giusto in tema.
E fu deciso Silvio si chiamasse.

Poiché mancava un mese al ventinove
Mercurio in sua magion seco lo trasse
per insegnargli come ci si muove
per navigar nel mare delle tasse.

Per bene gli spiegò per tutto il mese
come imbonir di genti grandi masse,
come truccar bilanci delle imprese.
Insomma, tutti i trucchi del mestiere
utili assai nel nostro Bel Paese
dove chi ruba è fatto cavaliere.
Così Silvio che stupido non era
apprese in poco tempo bene l’arte
d’agire scaltro come astuta fera
che leva agli altri de’ boccon gran parte,
lasciando la carcassa tutta intera
solo cogli ossi ben spolpati ad arte.


GLORIA IN EXCELSIS EI

Era settembre di quel trentasei
quando in Ispagna c’era già la guerra,
che Giove disse a tutti gli altri Dei:-
Il ventinove sia spedito in Terra !
Così parlò il grande dio dei tuoni
e tutti gli dovettero obbedire,
ma si levarō Silvio dai coglioni
felici, senza verbo proferire.
La notte una cometa accese il cielo
a rischiarare agli uomini il cammino
ed i pastori con appresso il pelo
corsero tutti verso quel bambino.
Solo i re Magi pur col loro zelo
decisero di muoversi al mattino
Convennero a Milano quella notte
il bue paziente e l’umile asinello.
Cercavan dappertutto delle grotte
ove indifeso stesse il bambinello.
Vagaron sì d’avere l’ossa rotte
inutilmente in cerca dell’ostello.
Ma finalmente scorsero una via
illuminata più che da lampioni:
V’era una casa lì in periferia
con una targa “Luigi Berlusconi”.
Nell’andito in luogo dei pastori
cento avvocati e dei commercialisti,
lì convenuti per aver favori.


Stupende gnocche ed aspiranti artisti
erano giunti come ad un raduno,
enorme come non se n’è mai visti,
per essere nel cast d’Italia Uno.
Il bue all’asinello esterrefatto:-
ma non v’è grotta, è un appartamento !
ma guarda un po’, non sono mica matto,
che soffio a fare, c’è il riscaldamento …
mi pare questo fatto già vissuto..
Altra storia- fu d’asinel commento,
-qui c’è altra stoffa, ben altro tessuto !
Luigi daccanto, con la mamma Rosa
miravano il fanciullo nella cuna,
brillava in cielo più d’ogni altra cosa
una ridente, bianca, piena luna.
Poi Luigi disse a lei:- Mia dolce sposa,
che culo abbiamo avuto, che fortuna!
Dei giorni appresso giunsero in balilla
con ruote bianche ed il tettuccio azzurro,
con della birra e pacchi di Barilla,
Emilio Fede, Gaspare e Zuzzurro.

Poi che le lor presenze eran predette
v’era pei magi dunque grande attesa,
Zuzzurro per le belle barzellette
Emilio Fede per la lingua tesa.
Tant’è che appena il bimbo si sporcava
e Pampers non ancor s’era inventati
repente a testa china gli leccava
dell’ano tutti quanti i residuati.
Ma Emilio era devoto ed incurante
di merda ingurgitar qualche quintale,
avrebbe avuto incarico importante
di direttore del telegiornale.

Poi vennero alla culla del neonato
dei personaggi assai di molto seri,
a reclamar per sè alto mandato,
Dell’Utri, Previti e Confalonieri.
Galliani giunse dopo, trafelato
chè avea cercato invano Bobo Vieri.
La cerchia degli amici era formata,
quasi al completo ch’era primavera,
mancava Mangano alla cordata
chè aveva da scontare ancor galera.
Sarebbe poi venuto da Palermo
portando un puledrino e doni vari.

LA SCUOLA

A ottobre di sei anni dopo esatti
Silvio fu iscritto alle elementari.
Qui principiò da subito i baratti
con i maestri e tutti gli scolari:
Avea inventato, più furbo di Pol Pot
a inframezzar le ore di lezione
con mezz’oretta buona di suoi spot:
le merendine della colazione
le barattava con assegni e Bot.
Faceva propaganda per se stesso
-Votate Berlusconi capoclasse !-
Chè già d’allor non era certo fesso
ed imbonir sapeva già le masse.
Appese nelle aule e fuori pure
dei manifesti fatti per la gente
“ Un solo impegno: niente bocciature,
tutti promossi nessun ripetente !”
Promise d’innalzare le paghette
d’ogni bimbo che fosse un po’ indigente.
a un minimo di dodici lirette
con un provvedimento molto urgente.
“Meno temi per tutti gli scolari,
non più problemi a sette operazioni..
chè sian risolti pure dai somari.
Emilio Fede poi per due soldini
leggeva ad alta voce sul corriere
le grandi gesta di quel Mussolini
anch’egli nominato cavaliere.


Nell’ascoltare Silvio era commosso
chè già lui paventava gran periglio
di decision, ma guarda il paradosso,
funesta per Benito, del Consiglio.
Avea quasi sett’anni il Berluschino
la notte in cui il Grandi e Galeazzo
convinsero i gerarchi in modo fino
che il predappiano aveva rotto il cazzo.
E fu deciso dunque che quel duce
che aveva l’alleanza al Fhurer stretta
patito presto avrebbe fine truce
appeso per i piedi con Claretta.
Sapeva questo fatto in modo certo

Silvietto che vedeva nel futuro
e tutto il disse a un tal di nome Umberto
che pria divenne in viso molto scuro
ma poi rispose con accento aperto:-
A noi non tocca chè l’abbiamo duro.
Noi ci si bagna tutti all’alta fonte
del Po che nasce fresco dal Monviso
ed a Pontida ci ho le leggi pronte
perchè questo paese sia diviso.
E Silvio allor baciollo sulla fronte
facendo a brutto gioco buono viso.
Ma poi gli disse forte:- Mi consenta,
è presto per parlar di secessioni;
voi tutti gran mangioni di polenta
piano con le cazzate, state buoni
la secession sarà una cosa lenta
non principiate a rompere i coglioni!
Vedrete che fra un po’ vi s’accontenta.
Il dialogo fu udito da un tal Bruno
con un gran neo, dall’aria più che smorta
che disse:-Quando ci sarà Rai Uno
io questi due l’invito a Porta a Porta.
Il Bossi per lo stile del linguaggio,
il piccoletto per quell’aria accorta
di chi stipula patti verso maggio.

LA LAUREA E IL MONDO DEL LAVORO

Fattosi grande, finito il liceo
s’iscrisse tosto a giurisprudenza
perché se mai si fosse reso reo
meglio in tal campo avere competenza.
Poi fece le crociere anche al Pireo
cantando nella lingua di Provenza.
Suonava il basso per i passeggeri
di grandi navi in giro per il mare
nell’orchestrina di Confalonieri
Fedele grande amico da serbare
cui dopo affiderà compiti seri
nel gran marasma del suo bel daffare.
Dopo la laurea che meritò l’alloro
con tesi inerente la giustizia,
gettossi a capofitto nel lavoro
nel produttivo campo d’edilizia.
Ma fu chiamato a visita di leva
perchè la patria in armi lui servisse.

Col fisico rachitico che aveva
si presentò al distretto e quivi disse:-
-Sergente, mi consenta, non afferra
che non posseggo fisico da touche ?
Non sono il tipo adatto per la guerra,
per la qual arte c’è l’amico Bush,
Per altri scopi sono sulla Terra
vedrà, ne parlerà anche Lelouche.
Così il sergente preso a commozione
per il valor di ciò che avea ascoltato
non perse certamente l’occasione
di rispedirlo a casa congedato.

La patria fin d’allora gli fu grata
poichè non ebbe militar contratto,
ma ve l’immaginate voi in parata
che razza di figura avrebbe fatto ?
Sfilando con Gasparri e con Marzano,
con Vito e Giovanardi a passo lieve,
la gente avrebbe detto.-Ma che strano,
com’è che manca solo Biancaneve ?
Comunque Silvio non fu militare
per fatti che risultan esser scuri.
Non è che di già avesse per compare
alcun di quei che cantan Sciuri Sciuri ?

Pur senza possedere una palanca
divenne costruttor di palazzini
chè li denari li ebbe dalla banca
ove suo padre stava: la Rasini.
Però l’impiegò bene, a destra e manca
per fare appartamenti e sgabuzzini.
Con Rezzonico fece comunione
in una società di costruzioni
fu Edilnord la denominazione
voluta dal maestro dei furboni
che offriva lì a Brugherio l’occasione
d’una città modello per coglioni,
pur fatta con perizia e raziocinio,
con palazzine alte a linee snelle
ma non vendette neanche un condominio
e i debiti salirono alle stelle.
Poi dopo nel sessantanove,
un numero che a Silvio porta bene
piazzò mille casette tutte nuove
a un prezzo giusto, come si conviene.

Le somme del guadagno, accantonate,
pur non essendo in vero tutte sue
le destinò ai terreni di Segrate
ove intendea costruir Milano Due.
In verità i terreni valean nulla.
Far zolle per patate loro funzione
o di carote e verza calda culla;
ma poi mutossi lor destinazione
e salì il prezzo molto in un nonnulla.
Per far de’ soldi gran palate
è questo il modo giusto ch’egli adotta:
qualcuno che gli levi le patate
bollenti da una pentola che scotta.
Così son numerose le sue entrate
come le finte in corsa di Zambrotta.
che palla spinge a forza di pedate.

LA FAMIGLIA E LA NUOVA CASA

A nozze convolò con donna Elvira
di razza genovese molto pura
alla qual disse:- Fino a che mi tira
facciamolo perchè non so se dura !
ed ella calda come ramo in pira:-
L’uccello, amore è come il capitale
che cresce proprio quando tu lo muovi,
se il tieni fermo resta tale e quale
o caso mai più picciol lo ritrovi.
Usalo amor, non aspettar Natale,
fammi sentire dei piaceri nuovi
fammi veder davvero quanto vale!
Udita la lezion di economia
Silvio ci dette come un forte bove
e vennero per prima la Maria
e poi Piersilvio nel sessantanove.
Ora serviva per dar lustro al nome
di grande sfarzo e lusso una magione
ma ci pensò e riesco a dirvi come
il suo fidato socio Cesarone.

Il Previti, tutore, aveva in mano
la villa ed i terreni dei Casati
ad Arcore non lungi da Milano,
di quattro e più chilometri quadrati.
Ma essendone l’erede una bambina
per forza ingenua, fatemelo dire,
il Previti con arte sopraffina
la strinse bene dentro le sue spire
e la gran villa con l’area che confina
vendette a Silvio poi per poche lire.

L’EROS

Conobbe poi Veronica, biondina
che recitava con le poppe al vento;
a tal veder sua mente fu sconvolta.
Si dichiarò, le dette appuntamento,
e come lei al suo voler fu volta
lui la celò in un appartamento,
nel quale si recava ogni qualvolta
prurigine di sesso lo prendeva.
Entrato, le diceva:-Senti amore,
ho tanta sete, mostrami la “cueva”!
Poi si sfilava il boxer tricolore
mostrando una cannetta striminzita.
Lei che pazienza possedeva assai
prendeva la cosina tra le dita
chiedendo, dopo un’ora, come mai
ancora non si fosse inturgidita.
“La pastiglietta blu, ora mi dai,
vedrai succederà cosa gradita!

Infatti dopo un po’ dall’assunzione
di tale portentosa pastiglietta
gli si gonfiava il collo ed il capone
e la sua testa stava ben eretta.
Pare che la pastiglia nell’azione
avesse preso strada più diretta.
Comunque dopo un tal manipolare
la “cosa” prese quella consistenza
d’un’oloturia del profondo mare
che spinger bisognava con prudenza.
Dieci secondi e già l’avea levata
che avea ripreso solita pendenza.
Allora lei, tutt’altro che saziata
da quell’amplesso più che mai ristretto
diceva a lui con aria assai indignata:-

Ma senti tu, amore mio diletto,
se questa a tuo giudizio è una scopata,
sappi: sei più veloce del Folletto!
Allora Silvio, punto nell’orgoglio
facea spuntare con acuto ingegno
l’arma segreta, ovvero il portafoglio
di grossi bigliettoni sempre pregno.
Così placava con meschino imbroglio
la sete dell’amor con un assegno.
Naturalmente con la propria moglie
tutto filava come niente fosse,
ben eludendo sempre le sue voglie
con dei trucchetti e delle astute mosse.
Finchè l’Elvira non gli disse:- Basta !
Possibile che più non ti s’arrizzi ?
Io me ne torno al giro di canasta
con la compagna di Fabrizio Frizzi.
Ho l’acqua che mi bolle e tu la pasta
non versi per paura degli schizzi.
Se star con me ti pare idea nefasta
sparisci fino a quando non t’attizzzi !

Ma Silvio che non era il tipo fatto
per farsi comandar con la bacchetta,
compreso del discorso il senso esatto
le disse:- Mi consenta mia diletta
si cerchi un altro uomo a lei più adatto
perchè pur io ho un’altra che mi aspetta.
Facciamo che a partire da domani
la nostra bella unione sia finita!
Lei pianse un po’ poi si sfregò le mani,
riempì la sua valigia preferita
e se ne andò lasciando porci e cani,
felice verso meta più gradita.

L’ASCESA AL POTERE
Col prosperare delle costruzioni
i capitali crebbero parecchio:
or bisognava far televisioni
chè Silvio per gli affari aveva orecchio.
Un turbinio d’affari molto vari
condusse poi in maniera concitata:
televisioni e gruppi finanziari
la Standa e del Giornal carta stampata.
Insomma dei miliardi a profusione
che piovon come l’acqua sul bagnato
anche se, per averli fu massone
poi che Gervaso l’ebbe presentato.

Ma il colpo gobbo fu il mandare in onda
le reti sue in tutta la nazione.
Non si poteva ma ci fu la fronda
del suo compare Craxi gran birbone.
Gli offrì Mammì su un bel piatto d’argento
le legge che salvava le sue reti.
Del fatto certo Silvio fu contento
chè n’ebbe dei vantaggi assai concreti.
Poi quando tangentopoli fu mossa
creando tre i politici scompiglio
al Cavalier tremaron tutte l’ossa
chè scongiurar doveva gran periglio.
Pensava tutti i giorni con terrore
al magistrato dalla toga rossa
che prima o poi in quel di San Vittore
volea spedirlo con astuta mossa.

Ma Silvio, scaltro più d’una faina
ne uscì pulito o quasi dai processi,
felice, con quell’aria birichina
d’aver i magistrati fatto fessi.
M’altri processi poi per lui s’aprirō,
nuove denunce, altre citazioni
per cui Berlusca disse:-Me tapiro,
qui mi si leva pure i pantaloni!
Bisogna che m’inventi qualche tiro
un po’ mancino prima che sia sera
chè non vorrei finire dentro il giro
di quei che albergo trovano in galera
Spremette sue meningi con furore
in cerca dell’idea che gli evitasse
a lui di visitare San Vittore,
a’ suoi denari di finire in tasse.

Ma conscio di costume già assodato
che nel paese caro a Garibaldi
si paga sol se piccolo è il reato
e trovan scampo i veri maramaldi
pensò di divenire deputato.
sì da risolver propria situazione.
Indisse quindi per la contingenza
co’ suoi amici una gran riunione
che avesse di politica parvenza
e valutasse bene la questione.
“Bisogna qui pensare con prudenza
ad un partito di nuova concezione,
diverso ben da quelli ch’han finito
col dare ai loro capi scacco matto.

Niente garofano ormai appassito
nè scudo con la croce ch’è disfatto.
Allor parlò deciso Gianni Letta
con quella voce che uditor ammalia
:-L’idea mi venne in tutta fretta
pensando a quel che urlava la mia balia
e a ciò che la passione mia mi detta:
perchè non lo chiamiamo Forza Italia ?
Raccoglierà gli adepti tra i tifosi
affezionati al gioco del pallone.
Imprenditori, artisti già famosi,
sarti, acconciatori di salone
professionisti molto facoltosi
e legnaioli bravi a far carbone.
Poi conterrà nel suo capace sacco
molti scontenti, tanti derelitti,
color che fino a oggi ebbero scacco
e accampano per sè giusti diritti.

Barboni, preti e amanti del Dio Bacco
ed i modelli di Palazzo Pitti.
Insomma diverrà quel calderone
di contener capace più nature
quale marmitta che nel minestrone
contiene tanti tipi di verdure
e tanto tempo sta in ebollizione
da render sfatte anche le più dure.
“D’accordo- fece Silvio, son contento.
Mi piace il nome, bella la bandiera,
mi riuscirà d’andare in parlamento
prima che il mane mi diventi sera?
Cancella, disse Letta il tuo tormento,
ti riuscirà di Marzo, a primavera.
Dell’Utri che distratto, al cellulare
mandava dei messaggi alla sua fiamma
capì in ritardo e poi si mise a urlare:
-Nessuno qui ha parlato di programma,
qualcuno me lo vuole un po’ spiegare ?
Eccolo ! disse Silvio- non far dramma.
Le nostre tre emittenti da domani
comincino col darsi un bel daffare
in modo da convincer porci e cani
qual è il partito che s’ha da votare
e i piemontesi, umbri e siciliani
lì dentro al seggio sappiano che
Usate i soldi miei senza problema,
forzate i toni fino al parossismo
per contrastare Massimo D’Alema
e li seguaci suoi nel comunismo.

Contate balle senza alcun patema
per fare a Bertinotti ostruzionismo.
Così che Silvio vincitore sia

d’italica contesa elettorale
per poi parare alla democrazia
di prima classe degno funerale,
perchè l’idea diversa dalla mia
seguir non possa uomo nè animale.
E dopo questo saggio d’arroganza
fatto dal prence del comunicare
un tal, il più vetusto nella stanza
diritto si levò e osò parlare.-
S’ancor memoria reggemi abbastanza
mi par storia gemella rammentare..
“Non pensi cavaliere e non s’illuda
di por bavaglio all’italiana gente
o dargli museruola che ne chiuda
funzione principale del suo dente.

A tal pensiero la mia fronte suda
e l’animo ne trema fortemente.
Degli anni bui il ricordo è ancora vivo
chè troppo grande fu la sofferenza
d’un popolo che pur se mite e schivo
e noto solo per la sua indolenza
decise di formare in modo attivo
una tenace, forte resistenza.”
Disse- e sullo scranno si sedette.
Che dici? Disse Silvio inviperito.
Le tue non son che ciance maledette.
Taciti, vecchio incartapecorito !
Qui non abbiamo fasci e baionette
nè sogni d’un impero che fu ito.
Vogliamo dare al popol sicurezza
d’un bel domani sempre più sereno
da cui sparisca tosto la sconcezza
del comunismo e suo mortal veleno
per un’Italia ch’abbia la certezza
di libertà gustare in modo pieno.
Disse e concluse poi dicendo:- Giuro !
E il tale dalle molte primavere
che ancora brancolava nell’oscuro
gli disse:-Mi perdoni cavaliere
se il senso del discorso ancor m’è duro.
Le voglio creder ma starò a vedere.
Per vincere di certo le elezioni
fu necessario trovar gli alleati
che avessero precise le intenzioni
di stare sulla destra ben schierati,
ma soprattutto che fossero boni
novanta gradi in giuso a star piegati.


Lui li trovò nel gruppo di Casini
da sempre antagonisti de li rossi
ed i seguaci di Gianfranco Fini
ancora dal ventennio un po’ commossi,
poi quei che il verde tinge i camicini
vennero da Pontida con il Bossi.
Pareva un’accozzaglia di cialtroni
con poca speme d’acquisire gloria
ma la sinistra con i suoi furboni
concluse i giochi poi con tanta boria
da regalare a Silvio Berlusconi
a Marzo certa palma di vittoria.

Il fatto per l’Italia fu epocale.
Non fu mai scritto su nessun quaderno
che un ricco imprenditore al Quirinale
salisse per formare un suo governo.
Ma Silvio vi riuscì e fu normale
che tutti si pregasse il Padreterno.

LE GRANDI ESTERNAZIONI

Tu Amore pieno sempiterno
che non fai cosa che non sia la giusta,
come permetti che “sto bel governo
condotto sia da certa filibusta ?
Si tratta di una manica di fessi
ridotti all’obbedienza con la frusta
da un tale in gran conflitto d’interessi
che spara le cazzate e poi le aggiusta
e dice sempre:- M’hanno frainteso
non ha capito,ch’ha corta la vista,
delle mie frasi tutto il giusto peso
la gente c’ancor vota comunista !
Come quel giorno che di Mussolini
disse trattarsi infin d’un buon cristiano.
Mi pare, o non ha letto mai lo Spini
o lo studiar la storia gli fu vano.
Secondo Silvio aveva un’agenzia
di viaggi organizzati per turismo
e dava dei biglietti a gente ria
che ce l’avesse un poco col fascismo;
e quindi la mandava su al confino
a ritemprarsi bene l’organismo.
Chi azzarda contestare Berluschino
non ha’idea del vero socialismo.
Ma non ricorda Silvio che le facce
Di Matteotti ed altri dissidenti
sparirono per mano di squadracce
formate da fascisti delinquenti
che dietro sè celavano le tracce
dell’ordine venuto dai potenti ?
Non si sovviene di tutti quegli ebrei
stipati in treni che non fan ritorno,
e di nessuna colpa certo rei
che dritti poi finivano nel forno?
Non ha memoria questo signorotto
che siede con i grandi del gisette
dei miseri che in quel di Marzabotto
finiron dai nazisti fatti a fette ?

Ma non rammenta l’unto del Signore
la guerra dichiarata da Benito
che morte generò con tanto orrore
e ci ridusse tutti a mal partito ?

I GRANDI FLOP

Così il Signore un poco gli fu dietro
del suo cammin seguendone la via
ma un giorno un buon collega di Di Pietro
l’avviso gli spedì di garanzia
che rese Berlusconi tanto tetro
ed incazzato per la porcheria.
Trattavasi d’un fatto di finanza,
quella vera, che porta le stellette,
a cui avrebbe Silvio di brianza
offerto mastodontiche mazzette
per evitar in qualche circostanza
controlli a società da lui dirette.
Naturalmente ciò non era vero
come dimostrerà l’assoluzione.
Ma la figura dianzi il mondo intero,
fatta nel vivo di global riunione
rese l’umor di Sivio tanto nero
che lo condusse a forte depressione.

La fragile catena d’alleanza
creata ad argine del comunismo
allor si ruppe per l’intemperanza
d’Umberto Bossi con i suoi leghisti
che non voleva proseguire a oltranza
la strada con il capo dei forzisti.
Era d’estate, c’era il solleone
quando fu posta fiducia al governo
che cadde per mutata posizione
di deputati degni dell’inferno,
così da provocare un ribaltone
che non potè impedire il Padreterno.
Fu grave per Silvietto questo smacco





subìto al principiar del suo mandato;
poichè fu Bossi a preparargli il pacco
giurò che si sarebbe vendicato.
“Se il prendo lo sistemo dentro un sacco
e ve lo tengo dentro ben legato! “
Altra sconfitta l’ebbe poco appresso
nel contrastar di Prodi l’elezione;
e poi che fu da questi fatto fesso
costretto si trovò all’opposizione.
Da qui studiò la nuova arrampicata
per il governo prossimo venturo.

LA RICONQUISTA DEL POTERE

Un libro dove c’era raccontata
l’irreprensibil vita d’uomo puro
spedì per posta a ciascun italiano
e appese manifesti su ogni muro
col suo faccione sempre in primo piano
e motti concernenti il proprio impegno.
Fu la sinistra a tendergli la mano
col suo comportamento poco degno
d’un buon governo serio e coscienzioso.
E Bertinotti a principiar la guerra
che mise Prodi per un po’ a riposo
e la sinistra con il culo a terra.

Da lì per Silvio solo un bel giochino
la nuova ascesa diretta al potere,
reimpadronirsi del giocattolino
che più di cento orgasmi il fa godere.
Poi Maggio gli portò con l’elezioni
schiacciante la vittoria su Rutelli.
Qui principiò le tante buone azioni
tutte dirette a far barba e capelli
verso il “bon ton” e alle istituzioni,
legiferando a metter dei puntelli
a salvaguardia de li suoi soldoni,
ad evitar dei giudici gli appelli.
Fin tanto che non era ancora giunto
a governar nel pieno dei poteri
ho qui narrato di sua vita un sunto
con storie fantasiose e fatti veri.
Molto celiai ch’al tipo s’addiceva,
come s’evince dalla storia mia.

Poi quando del comando prese leva
e indirizzò la barca per la via
che mena sol di convenienza al calle
mettendo a rischio la democrazia,
allora mi si girano le palle
sì tanto da finir la biografia.

Ch’avrei peraltro ancora da celiare
su delle leggi che sono sconcezze
varate solamente per celare
la verità su molte nefandezze?

Li fatti non consenton di scherzare
chè il cor m’è mosso da impetuose brezze.
Poi che di vita altrui ho gran rispetto
di Silvio non desidero la morte
m’ancor cent’anni sempre in doppiopetto
fino al giudizio di ben altra corte.

Col cor compunto allor mi genufletto
ed alzo al cielo una preghiera forte.

Tu Madre Santa, dolce, generosa,
Tu che fattrice sei del tuo Fattore,
Tu che nel contempo sei la Madre e Sposa
di Chi dal buio generò chiarore,
Tu del giardino la più bella rosa
cui pari è di beltate il Primo Amore,
Concedi a Forza Italia questa cosa:
Per sempre questa frase ci risuoni
m’ancor se detta fosse in parlamento,
urlata da Schifani a forti toni
riprenda il suo valor d’incitamento
dei giochi nel cimento tra nazioni

Tu che seduta stai vicino ai santi,
ti prego fai pressione sul Signore
perchè ci privi dei farneticanti.
Confina Umberto Bossi su a Pontida
perchè con Apicella suoni e canti
ma niun quaggiù ne senta più le strida.
Tremonti puoi usarlo da trivella
per pozzi e carotaggi sù a Belluno.
Tu dagli un po’ di tempo e ti scodella
dei buchi come non li fa nessuno.

Rimetti Buttiglione a meditare
sull’opre di Cartesio e Anassimène.
Pisanu ch’altro proprio non sa fare
conduca le sue greggi all’Ortobene.
Riporta la Moratti un poco a scuola,
così ne studia ben la situazione
perchè non ci propini più la “sola”
di fatiscente sperimentazione.
A tutti quelli che con Silvio stanno
d’intelligenza donagli barlume
chè non producano ulteriore danno
com’è finora stato lor costume.
Mettili a lavorare tutto l’anno
se vuoi, per strada, a spargere bitume!


Emilio Fede no, non lo toccare,
lascialo pure al suo telegiornale,
perchè di riso faccia scompisciare
chi guarda per diletto quel canale.
Così che il riso riesca un po’ a stemprare
l’incazzamento per cotanto male.
Per ultimo t’affido Berlusconi.

Che lunga vita Dio gli possa dare
col guadagnar milioni di milioni
e ancora assai più ricco diventare,
purchè si levi tosto dai coglioni
e lasci spazio a chi sa governare.

Lino, 2004